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Il viaggiatore inglese, Mister Thomas Cook

Updated: Sep 2, 2023

Le mie riflessioni pandemiche sul concetto del viaggio, sulle sue declinazioni e sui “perché” che spingono le persone a viaggiare, mi ha portato a rileggere un libro su una figura importantissima nella storia del turismo.



Il libro è “Il viaggiatore inglese” di Masolino D’Amico e racconta in modo originale le gesta (direi che il termine è appropriato) di Thomas Cook, il primo realizzatore di quello che oggi chiamiamo viaggio organizzato.


Nel 1850 i viaggiatori inglesi che si recavano sul Continente erano poco più di 150'000 all’anno, grazie ai viaggi che Cook iniziò ad organizzare a partire dal primo del 1855, alla fine del secolo il numero degli inglesi che attraversavano la Manica ogni anno era vicino al milione.




In realtà Cook fece molto di più di quello che raccontano questi numeri. Stiamo parlando dell’Inghilterra dell’inizio del 1800, periodo in cui Thomas, appartenente alla rigida comunità battista, diventa predicatore laico e organizza riunioni, conduce funzioni, procura conversioni, diffonde i Verbo e vende Bibbie, il tutto coprendo una vasta area rurale e proto-industriale della sua Contea. Thomas incontra i proletari, una moltitudine di persone che vivevano in condizioni miserabili. Una delle piaghe sociali dell’Inghilterra di questi tempi è senza dubbio l’alcolismo, soprattutto tra le classi lavoratrici.


Tutto era cominciato nel secolo precedente, quando dall’Olanda fu importato il gin molto facile da produrre in modo economico; in breve, il gin divenne la grande consolazione ed evasione dei poveri, portandoli spesso all’abbruttimento. Inoltre, l’acqua era un lusso che molti non abbienti non avevano perché non arrivava nelle case (la diffusione del tè come bevanda nazionale avverrà verso la fine dell’Ottocento, quando il prezzo delle foglioline e l’arrivo dell’acqua in molte abitazioni).


Combattere l’alcolismo era una delle missioni fondamentali della Chiesa Battista.


Cook capì che per impedire alla gente di ubriacarsi serviva trovargli uno svago alternativo, molto più che minacciarla con le fiamme dell’inferno.


E così iniziò ad organizzare delle piccole gite per i suoi seguaci, e anche grazie al progressivo sviluppo della ferrovia, ideando itinerari, accordandosi con i direttori delle varie Railways che si stavano diffondendo in tutta l’Inghilterra, scrivendo quelle che furono a tutti gli effetti le prime guide turistiche.


“Thomas Cook scopre che l’attrattiva più potente esercitata sull’uomo è il viaggio. Su tutti gli uomini! Andare in un altro posto…così per diletto. Per curiosità. Fino a quel momento e da secoli avevano potuto farlo solo i ricchi. La gente comune non si spostava. Non ne aveva la possibilità e non si permetteva nemmeno di sognarlo. In un’isola come l’Inghilterra molti morivano senza aver visto il mare nemmeno una volta nella vita. Adesso improvvisamente arriva il treno, che rende possibile andare velocemente in un altro luogo e tornare indietro. Certo, ci sono delle complicazioni – e costa caro. Ma ecco che arriva chi ti propone di mettere questo nuovo mezzo a tua disposizione, occupandosi di tutti i dettagli, a partire dal prezzo scontato…Lo stesso Cook probabilmente non aveva idea del successo immediato e grandioso che la sua iniziativa avrebbe riscosso.”

Cook fin dai primi tempi considerava i suoi viaggi occasioni di istruzione e miglioramento, non solo per uscire dal vizio dell’alcool ma anche per allargare i propri orizzonti.


Estendendo la possibilità di viaggiare anche ai proletari inglesi, organizzandogli un modo più soddisfacente dell’alcolismo per impiegare il loro scarso e prezioso tempo libero, Thomas Cook si attirò le critiche e le proteste di ricchi e snob, che non vedevano di buon occhio l’invasione da parte di masse rozze e semplici dei luoghi fino a quel posto solo da loro visitati.

“Un periodico snob come la Pall Mall Gazzette spiegò che servendosi delle facilitazioni offerte da Mr Cook, quei viaggiatori improvvisati si atteggiavano a gentiluomini come degli squattrinati che per pavoneggiarsi facciano imitare degli abiti eleganti da un sartino da quattro soldi”


Cook rispose a questi attacchi pubblicando anche un opuscolo in cui confutava queste accuse:

“Costui vorrebbe riservare statua e montagna, dipinto e lago, luogo storico e bellezza naturale alle cosiddette classi superiori e a quei dottori irlandesi con lauree tedesche che vogliono esserne i leccapiedi e i parassiti. Io non vedo alcun peccato nell’introdurre le meraviglie naturali e artistiche a tutti quanti”

I suoi clienti nel giro di pochi anni inclusero anche i borghesi, anche per loro, come per i proletari, un viaggio era allora una esperienza eccezionale e furono ben felici che venisse loro proposto. Nel libro è ben descritta tutta la epopea di Thomas e del figlio poi, dei viaggi in Inghilterra, poi di quelli verso l’Europa, Italia compresa ovviamente, e poi di quello epocale in Terrasanta, in cui la Thomas Cook&Son portò in Palestina centinaia di viaggiatori, creando addirittura una guida esemplare – che è un capolavoro nel suo genere - che aveva una citazione della Bibbia per quasi ogni posto dell’itinerario!


Un ultimo tema che mi sta molto a cuore (questo mese di marzo ha visto passare anche la giornata dell’8 marzo) è quello delle donne. I viaggi di Thomas Cook furono infatti una grande tappa nell’emancipazione femminile perché all’epoca era molto audace per una donna anche solo uscire per strada senza compagnia. Molte donne trovarono nei viaggi di Cook, dove la moralità era sempre in primo piano, la possibilità di muoversi da sole, perché anche le signore non accompagnate erano protette dalla organizzazione e dalla sua fama di assoluta rispettabilità, senza essere così oggetto di chiacchiere. Le donne, infatti, parteciparono sin da subito con entusiasmo e spesso nei gruppi di Cook erano la maggioranza. Anche donne sole. E spesso queste donne tenevano dei diari di viaggio che sono diventate vere e proprie miniere di notizie.


©GettyImages

Il libro è molto scorrevole ed è anche ambientato ai nostri giorni, tramite un giovane aspirante sceneggiatore che racconta la figura di Thomas Cook ad un disinteressato compagno di volo durante un viaggio verso Los Angeles.


Mi è piaciuto perché:

l’intenzione didascalica e in fondo puramente altruista di Thomas Cook mi è piaciuta moltissimo perché credo che nel turismo, come in molte altre attività umane, ci sia una forte componente di condivisione. Certo, è un settore economico, ma le motivazioni personali, sia dei viaggiatori che degli attori (proprietari di hotels, Tour Organizers, agenzie di viaggio, guide, enti promotori..) hanno un ruolo importantissimo. Questo dovrebbe sempre trasparire nella comunicazione, nelle descrizioni, nelle narrazioni dei luoghi.


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