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Una domenica a zonzo in zona gialla: Acqui Terme e Alessandria

Updated: Mar 20, 2023

Qui Zona Gialla.

Probabilmente è una buona cosa, che il Piemonte sia in zona gialla ormai da alcune settimane, ma a me sembra a volte solo una realtà sbiadita prolungata nel tempo. Se penso che ho iniziato a maggio del 2020 ad esplorare con altri occhi la mia regione (il Piemonte) e dopo qualche stagione sono ancora qui a poter fare, delle gite in “Staycation” (le vacanze domestiche) l’unico tipo di viaggio vero che per ora posso affrontare e narrare!

Capita a tutti, lo so. Prendiamone il lato positivo.


L’ultima gita piemontese alla ricerca di luoghi minori ma soprattutto di luoghi che ancora non conosco (questa è la promessa che mi sono fatta: approfittare della situazione per visitare i luoghi della mia regione in cui non sono mai stata, ovviamente coinvolgendo i miei famigliari stretti, perché da sola io non so muovermi) l’ho fatta domenica scorsa ad Acqui Terme e ad Alessandria, le abbiamo “accoppiate” per comodità.


Acqui Terme e la Bollente

Acqui Terme è una cittadina di circa 19000 abitanti, in provincia di Alessandria, che si staglia su una piccola collina nella zona dell’Alto Monferrato (tra i vigneti e paesaggi riconosciuti nel 2014 Patrimonio Mondiale UNESCO)

È una delle località italiane più apprezzate per le sue acque termali, note da oltre due millenni; furono i Romani a fondarla, nel II secolo a.C., proprio per la presenza di ricche sorgenti. Da allora, la città basa la sua stessa esistenza su questa caratteristica, da cui trae anche il proprio nome.

Il suo centro storico è davvero molto piacevole: stradine di acciottolati si snodano tra piccole salite e altrettante discese, collegando minute piazzette su cui si affacciano palazzi di colori pastello in ottimo stato di conservazione.


La piazza più famosa e interessante è certamente quella della Bollente, che ospita la fontana dalla quale sgorga acqua curativa alla temperatura di 74,5°C (Qui nelle foto dovrebbero essere evidenti anche i vapori che rendono l’atmosfera davvero particolare - oltre al piede di mio marito):


La fonte è sovrastata da una bellissima edicola marmorea che la circonda, realizzata da Giovanni Ceruti nel 1879.


Un’antica leggenda, priva di fondamento, narra che i bambini appena nati venissero immersi in quest’acqua caldissima e solo qualora ne fossero usciti vivi, avrebbero potuto essere definiti dei veri acquesi!


La particolarità del luogo è certamente il racchiudere in uno spazio quasi protetto la sua più grande ricchezza, come una perla in uno scrigno costruitole attorno.



Passeggiando senza meta in questo piccolo centro storico si incontra anche il Duomo o Cattedrale di Santa Maria Assunta, edificato a partire dal X secolo e consacrato nel 1067 da San Guido d’Acqui, patrono della città.

Segnalo anche i resti dell’acquedotto romano e la fonte di acqua fredda, che noi non abbiamo visitato perché queste fughe di una giornata hanno la caratteristica di essere effettuate anche in modalità last minute e…tutto non si può fare!!!


Alessandria, la città simbolo della resistenza dei Comuni

Mi vergogno a dire che in 48 anni di vita da piemontese non sono mai stata in molti dei capoluoghi di provincia della mia regione…approfitto proprio di queste gite regionali per ovviare a questa mancanza. E quindi: Alessandria sia!

Oltre a una spontanea simpatia per questioni di omonimia, Alessandria mi è piaciuta, nonostante la sua vastità e l’aspetto un po’ anonimo sin a ridosso del centro, che però si è rivelato molto bello.

La storia di Alessandria è molto interessante poiché la città fu creata dalla alleanza dei comuni della zona per “ingannare” Federico Barbarossa attraendovi le sue truppe, e il suo nome fu dato in un secondo tempo in onore del papa Alessandro III, quando essa passò sotto il controllo dello Stato della Chiesa.


Dalle parole di uno dei suoi più celebri cittadini, Umberto Eco:

«Alessandria non è stata fondata da un giorno all'altro come vuole la leggenda. È stata una impresa collettiva, lenta, faticosa, risultato di collaborazione da parte di genti diverse.»

E il legame dello scrittore con la sua città d’origine è evidente nel romanzo “Baudolino” (2000) in cui Eco narra la storia di Baudolino, un giovane ragazzo di campagna piemontese proveniente dalla Frascheta dove successivamente sorgerà Alessandria e che nel 1154, all'età di tredici anni, viene adottato dall'imperatore Federico Barbarossa.


Baudolino è anche il nome del santo patrono della città.


La piazza principale è la Piazzetta della Lega Lombarda (appunto quella istituita per fronteggiare Federico Barbarossa, e non quella della scena politica dei giorni nostri), che ospita al centro un obelisco in memoria degli Alessandrini caduti durante il Risorgimento.


La mia foto qui a fianco ritrae la Piazzetta colorata di rosa e arancione, con le maschere e i coriandoli proiettati sulle facciate degli edifici. Quest'anno il solo modo per celebrare il Carnevale, che qui è quello ambrosiano che differisce da quello romano, infatti si svolge più tardi e fa partire la Quaresima dalla domenica successiva al Mercoledì delle Ceneri -si narra che Sant’Ambrogio, vescovo e patrono di Milano, impegnato in un pellegrinaggio lontano dalla città, chiese alla popolazione di posticipare di quattro giorni la fine del Carnevale, spostandola dal martedì al sabato, per dargli il tempo necessario di tornare e dare così inizio ai riti liturgici della Quaresima. E da allora si è sempre fatto così.


Alessandria è anche la sede di uno storico marchio italiano come Borsalino, che è celebre in tutto il mondo. Zigzagando tra chiusure per misure di contenimento e per riallestimento degli spazi stessi, vi segnalo il Museo del Cappello Borsalino, nonostante il sogno della famiglia Borsalino sia cessato di recente, l’attività del marchio prosegue soprattutto con l’ecommerce.

Un altro luogo degno di nota è il mosaico futurista “Storia dei servizi delle Poste e dei Telegrafi” di Gino Severini che decora l’imponente Palazzo delle Poste, tipica architettura del regime fascista.


Subito al di fuori della città sorge la Cittadella militare (visita saltata per motivi di cui sopra); le immagini che potete Googlare vi convinceranno certamente a farci una visita, soprattutto in una giornata di sole – la nebbia di domenica ecco…non invogliava particolarmente.

Noi abbiamo optato per goderci una passeggiata tra le vie del centro con un bel cornetto di carta pieno di cannoli alla nocciola e al pistacchio, tipici di questa zona. Alessandria ha diversi caratteristici dolci, ma il cannolo è probabilmente il più famoso.


Il legame tra questo dolce e il Piemonte risale alla seconda metà dell’ Ottocento, quando comparve come mignon nelle pasticcerie torinesi.


Attribuirne la paternità certa non è semplice, dato che molti sostengono di averli inventati, migliorati o resi unici nella forma e nel sapore.


La materia prima per tutti questi vari rotoli è la pasta sfoglia, il ripieno, invece, varia da pasticceria a pasticceria.


Il classico è quello allo zabaione, alla nocciola oppure alla crema.



Per il primo ripieno la leggenda fa risalire la ricetta dei cannoli o cannoncini alla seconda metà del 500 quando Pasquale di Baylon, un frate francescano, arrivò a Torino. Si dice che fu lui a suggerire alle signore torinesi, come rimedio per dare forze ai mariti, una crema formata da un tuorlo montato con due gusci di zucchero, cui unire due gusci di vino liquoroso e uno di acqua, il tutto cotto a bagnomaria sino al primo bollore. La crema pasticcera, invece, risale alla fine del Seicento dove si rintraccia la prima ricetta scritta a opera di François Massialot. La nocciola in Piemonte è stata sempre aggiunta come variante a creme e dolci, vista la facile reperibilità.


In ogni caso: deliziosi!


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Se vuoi leggere tutti i miei racconti di esplorazione "obbligata" attorno a casa, eccoli qui:


Aggiungi un tuo personale racconto di quale luogo hai scoperto o rivalutato nella tua Regione in questa epoca di Pandemia, lasciamelo nei commenti!

Possiamo costruire tutti insieme una libreria di gite, provando a vincere le difficoltà con la forza dei racconti belli.

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