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  • Writer's pictureAlessandra

Un borgo "inglese" in Canavese

Updated: Mar 20, 2023

Il 15 e 16 maggio si sono svolte le giornate FAI di primavera, un’occasione per conoscere l’inestimabile patrimonio culturale d’Italia.

Ho scelto di visitare un luogo a 15 km da casa mia, di cui non avevo MAI sentito parlare (e qui faccio un appello agli eporediesi per sapere in quanti lo conoscono! Lasciatemelo scritto nei commenti): la Fondazione Emanuele Cacherano di Bricherasio a Roppolo (BI), sul lago di Viverone.


LA FAMIGLIA CACHERANO DI BRICHERASIO E LA RESIDENZA CANAVESANA

Emanuele Cacherano nacque a fine Ottocento dal cavaliere Luigi dei conti Cacherano di Bricherasio e dalla marchesa Teresa Massel di Caresana: sua sorella Sofia fu una affermata pittrice, allieva dell'artista biellese Lorenzo Delleani.


La fondazione comprende un ampio parco e due bellissime costruzioni dalle particolari facciate in pietra e intonaco, che fanno apparire questo luogo come un piccolo borgo inglese quasi nascosto nella meravigliosa cornice naturalistica del Lago di Viverone (che fa parte del sito seriale UNESCO "Siti palafitticoli preistorici dell' arco alpino" ). Ci troviamo nelle estreme propaggini orientali della collina della Serra Morenica di Ivrea, in Canavese, nella frazione Morzano (Roppolo).



La famiglia Cacherano era in realtà originaria di Fubine Monferrato (AL) dove si trova un Palazzo Bricherasio (come quello del centro di Torino), spesso conosciuto soltanto come il castello: un edificio storico seicentesco appartenuto, a partire dal XIX secolo, al casato dei conti.


IL CONTE EMANUELE: VISIONARIO E MODERNO

Divenuto orfano di padre a soli due anni, Emanuele crebbe in un ambiente permeato di arte, con la madre e la sorella dedite alla pittura e al mecenatismo.


Egli frequentò la Reale Accademia Militare di Modena e poi entrò nell'esercito come ufficiale di cavalleria presso il reggimento Piemonte Reale di Saluzzo: qui conobbe Federico Caprilli, futuro capitano di Cavalleria e intimo amico della famiglia Bricherasio.

Emanuele e Federico rimasero legati da una profonda amicizia e dalla comune passione per i cavalli: Emanuele Cacherano era appassionato del mondo della "cavalleria" e fu lui stesso per primo a volere un primo centro ippico dove il cavallo fosse e potesse essere valorizzato al meglio . I due amici posero le basi per una vera rivoluzione: la nascita dell'equitazione moderna - il metodo "Caprilliano" - che consisteva nel non porre costrizione all'animale nell'eseguire dei movimenti ma porre l'uomo nella opposta condizione ovvero di "seguire il cavallo" nei suoi movimenti "naturali".


Nel fervente clima di fine Ottocento, Emanuele Bricherasio venne ben presto contagiato dalla «febbre del modernismo» che, nell'ultimo ventennio del XIX secolo, costituiva l'argomento preferito delle conversazioni nei salotti bene dell'Italia settentrionale.


A Torino, Emanuele frequentava il celebre Caffè Burello, meta di altri appassionati aristocratici, per discutere di cavalli e di automobili. Egli era estremamente affascinato dalle nuove invenzioni meccaniche provenienti da Francia e Germania e fu tra i primi esponenti della nobiltà italiana ad intuire le potenzialità dell'industria meccanica finalizzata alla produzione di automobili ad uso privato.


Egli pensò subito ad una "piccola e leggera carrozzella" da attaccare al traino equestre e con opportune modifiche diede vita alla prima "vetturella". Questa applicazione è lo spartiacque tra la fine del mondo della "cavalleria" con le carrozze e l'inizio del mondo delle "automobili".


LA NASCITA DELLA FIAT E LA TRAGICA FINE DI EMANUELE

La visione di Emanuele, alimentata dal contesto del modernismo, lo portò a ideare un progetto molto importante, in cui coinvolse alcuni amici. Emanuele voleva puntare tutto sulla nascita della prima "Fabbrica Italiana di Automobili di Torino": la F.I.A.T.


Il 1 luglio del 1899 a casa del conte di Bricherasio si radunano alcuni amici: l’Avvocato e giornalista Cesare Goria Gatti, il conte Roberto Biscaretti di Ruffia, l’Avv. Carlo Racca, il banchiere ed industriale Michele Ceriana Mayneri, l’ex ufficiale di cavalleria e possidente Lodovico Scarfiotti, il marchese Alfonso Ferrero di Ventimiglia, il Signor Luigi Damevino e anche l’industriale Michele Lanza che però si prende qualche giorno di tempo per confermare. Il Cav. Giovanni Agnelli "primo" si aggiunse il giorno 11 luglio 1899 al posto di Lanza, che alla fine rinunciò.


Lorenzo Delleani fu chiamato ad immortalare il momento dell'Atto Costitutivo di F.I.A.T.: nel dipinto è ben riconoscibile al centro il Conte Emanuele Cacherano di Bricherasio in "giacchetta gialla" mentre pone la firma della costituzione.



Da quel momento, però, gli eventi precipitarono: la scalata di Agnelli fu molto rapida e caratterizzata dai disinvolti rapporti con i Savoia.

Sotto gli occhi di Emanuele Cacherano di Bricherasio crescono gli affari sporchi, i traffici azionari, gli intrighi bancari, finché nell’ottobre 1904, alla vigilia di un Consiglio di amministrazione in cui Bricherasio aveva annunciato di voler «vedere tutte le carte» e denunciare gli illeciti compiuti, a nemmeno 40 anni compiuti, Emanuele muore in circostanze mai chiarite nel vicino Castello di Agliè, residenza reale Savoia.

Egli fu misteriosamente convocato a casa del duca Tommaso di Savoia-Genova (un cugino del re) dove, secondo la versione ufficiale, si uccise con un colpo di pistola alla nuca.

Ma non ci fu nessuna autopsia, nessuna inchiesta, nessuna spiegazione.


L'amico Federico Caprilli, l’unico che ne vide il corpo prima del funerale, riferì che il viso e le tempie del conte erano intatti, a dispetto di quello che ci si sarebbe aspettati dalla dinamica della morte.


Anche Federico Caprilli morirà pochi anni dopo in circostanze misteriose: proprio lui, abile cavaliere, non sopravviverà alle conseguenze di una brutta caduta da cavallo, di notte, in pieno centro di Torino… Anche in questo caso non ci saranno autopsie, inchieste, spiegazioni: solo una frettolosa sepoltura.


Come ha sottolineato la guida della nostra visita, questa storia non compare nelle narrazioni ufficiali della storia del famoso marchio automobilistico e questo di certo rende l'intrigo ancora più interessante.


Emanuele, Federico e Sofia riposano insieme nella cappella gentilizia di famiglia a Fubine, adornata dalle opere di Leonardo Bistolfi che scolpì sul monumento questa bellissima frase a memoria di Emanuele:


“diresse la vita operosa troppo breve per la vastità del sogno”


LA FONDAZIONE BRICHERASIO A ROPPOLO

Dopo la scomparsa prematura di Emanuele, la zia, la Contessa Eleonora dei Marchesi Massel di Caresana, con testamento olografo, nel 1908 dedicò alla memoria dell’amatissimo nipote un' Opera.


“La Nobil Donna Eleonora dei Marchesi di Massel di Caresana deferì alla sua erede universale la nipote Sofia Cacherano di Bricherasio, di stabilire lo scopo e gli intendimenti dell’Opera, già scuola ed asilo per alunni senza distinzione di provenienza, di introdurvi quelle migliorie suggerite dai tempi e dal progresso, e di vigilare perché le suddette disposizioni fossero osservate.”

Come da volontà della Marchesa Eleonora, Sofia Cacherano portò avanti le finalità dell' Opera, tramite la scuola elementare che rimase attiva fino agli anni '80.

Questa era una scuola mista, tra le prime di inizio Novecento, in cui vi era una classe unica con maschi e femmine insieme.

La maestra viveva nella piccola foresteria all'interno del Parco.

Molti sono i ricordi dei roppolesi che ebbero la fortuna di imparare tra i banchi di questa meravigliosa tenuta e i loro racconti sono intrisi della riconoscenza verso la famiglia Cacherano di Bricherasio.




LA FONDAZIONE E L'ARTE CONTEMPORANEA Oggi la Fondazione Emanuele Bricherasio, sotto la guida e l'entusiasmo del suo Presidente Maurizio Aiassa e con l'aiuto di tutti i volontari, si propone di far conoscere gli spazi, la storia e la eredità di questo interessantissimo personaggio.


Una parte degli ambienti è destinata alla divulgazione dell'arte, ospitando diverse mostre. In questi giorni è in esposizione il lavoro dell'artista Ennio Cobelli dal titolo “La geografia di un'altra storia” dove, anche in modo crudo e diretto, le opere evidenziano i danni che l'uomo può provocare all'ambiente.

Il contrasto tra le dimore storiche e le opere di arte contemporanea è secondo me sempre vincente, ecco alcuni scatti delle opere esposte:



Se vuoi leggere tutti i miei racconti di esplorazione obbligata attorno a casa, eccoli qui:

il mio post sul Monferrato medievale: Asti e Cocconato

il mio post su Acqui Terme e Alessandria


Se hai voglia di aggiungere un tuo personale racconto di quale luogo hai scoperto o rivalutato nella tua Regione in questa epoca di Pandemia, lasciamelo nei commenti!


Possiamo costruire tutti insieme una libreria di gite, provando a vincere le difficoltà con la forza dei racconti belli.


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